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Meglio un’immagine raster oppure una vettoriale?

Meglio un’immagine raster oppure una vettoriale?

Autore: Gloria Zaffanella di Stampaprint s.r.l.

Siamo circondati da immagini. Fotografie, cartelloni, mezzi di comunicazione quali internet, smartphone e televisione sono fonti inesauribili di icone e di ciò che fa parte della comunicazione visiva.

Le immagini non sono però tutte uguali, sia da un punto di vista estetico (ovviamente!), che da un punto di vista tecnico.

In particolar modo mi riferisco alle immagini raster e a quelle vettoriali, largamente utilizzate, ma di cui spesso non si conosce bene la differenza.

Con i termini raster e vettoriale si indicano due formati dotati di due strutture completamente diverse tra loro.

Un’immagine raster è composta da un reticolo di pixel. Il termine pixel ci richiama la macchina fotografica ed infatti il formato raster è quello ampiamente utilizzato per le foto. Questo non è l’unico ambito in cui ci ritroviamo a fare i conti con i pixel: anche programmi per la creazione o l’elaborazione di immagini richiedono il formato raster o bitmap, come viene anche chiamato.

La struttura formata da un’infinità di puntini offre la possibilità di avere delle immagini altamente definite, a mano a mano che aumenta il numero di pixel, proprio perché la risoluzione è determinata dal numero di quadratini. Questo consente di mettere in risalto i dettagli delle foto e di apportare svariate modifiche (basta pensare alla quantità di programmi specifici proprio per il ritocco).

Per dare un’idea di risoluzione dell’immagine, per la stampa, in generale, dev’essere di almeno 300 dpi, mentre per lo schermo televisivo bastano 72dpi. I dpi sono i pixel per pollice (“Dot per inch”), dunque il numero di pixel contenuti nell’unità di misura. Questo determina la pesantezza del file: maggiore è la risoluzione, maggiore sarà il peso che occuperà sul nostro pc. I formati più utilizzati sono il jpg, il png e il tif.

L’aspetto negativo di questo formato riguarda l’ingrandimento: i pixel, infatti, non possono essere ingranditi a piacimento, soprattutto se l’immagine fornita non è ad alta risoluzione. L’effetto finale, infatti, sarebbe una foto sgranata e poco chiara.

Se vogliamo modificare le dimensioni delle immagini, ingrandendole oppure rimpicciolendole in base alle necessità, allora dobbiamo scegliere il formato vettoriale. Questi è composto da equazioni matematiche che delineano punti, curve, contorni e linee a cui si aggiungono i colori e le sfumature necessarie. Ciò significa che ogni linea del disegno viene realizzata attraverso una formula matematica, specifica proprio per quella linea. Ne consegue che, qualsiasi cambiamento dimensionale si voglia apportare all’immagine e ai suoi contorni, non ci saranno problemi, perché la funzione matematica sarà ricalcolata espressamente per quell’ingrandimento (o ridimensionamento).

Il vantaggio offerto dalla struttura geometrica e dalla sua flessibilità viene sfruttato al meglio quando si devono fare immagini particolarmente grandi oppure si deve realizzare una grafica in 3D, o ancora quando si devono creare icone o loghi.

L’immagine vettoriale, inoltre, è un formato che occupa poco spazio proprio perché è il risultato di equazioni ed è quindi più leggero da dover trasferire o spedire, rispetto ad un raster, che, invece, deriva dal riempimento di colore dei pixel compresi tra due punti.

Ciò che, invece, la forma vettoriale non consente sono le modifiche cromatiche, una volta che il file è stato fatto ed è in fase di finitura. Ad esempio, ombre e sfocature non possono essere introdotte in un momento successivo; per modifiche di questo tipo bisogna scegliere il formato bitmmap o raster, come viene più comunemente chiamato.

Ecco perché è molto importante conoscere con quali strumenti andiamo ad operare, prima di realizzare un’immagine. Pixel o equazioni matematiche possono rivelarsi entrambi utili; tutto dipende dalle motivazioni per cui li usiamo e dal tipo di lavoro che dobbiamo fare. Così facendo, non rischiamo di impegnarci invano e possiamo sfruttare al massimo le potenzialità dell’uno o dell’altro mezzo.

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